Ecco come Eizouken incarna l'ingarbugliato mondo della narrazione!

Oggi esploriamo come Keep Your Hands Off Eizouken illustri e incarni la vera natura della narrazione!



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Ciao a tutti e benvenuti in Why It Works! Mentre la stagione invernale avanza io resto esterrefatto dal meraviglioso e raffinato Keep Your Hands Off Eizouken! In quanto storia su tre ragazze che tentano di produrre il loro anime, Eizouken non è solo creativo nella sua esecuzione, ma è una storia che parla di creatività e che celebra i caotici garbugli del processo narrativo. Malgrado i suoi episodi risultino leggeri e genuini, contengono in realtà delle nozioni reali sulla natura del processo della narrazione, di come assembli idee alla rinfusa per farne un'opera finita. Oggi parliamo di Eizouken e di come descriva in maniera realistica il processo.


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Parlando di ragazze teenager che non hanno ancora creato alcun lavoro finito, l'anime inizia dal basso, sia come ispirazione artistica che come collaborazione creativa. Né Asakusa che Mizusaki hanno storie precise che "devono" raccontare, qualcosa che aspetti di uscire, sono solo giovani e appassionate e vengono facilmente ispirate da interessi specifici nei vari aspetti dell'animazione.


La passione di Asakusa e Mizusaki respinge in maniera naturale l'idea secondo cui l'arte, particolarmente quella nata da collaborazioni, possa esistere in una forma "perfetta". Le storie sono negoziazioni e compromessitrucchi magici e sequenze di colpi di fortuna. Trasformare le idee in storie non è un processo matematico in cui esista una risposta corretta. È una combinazione di ispirazione, passione personale, praticità e rudimenti del mestiere. E per ogni persona che abbia creato un lavoro simile, ogni storia sembra gremita di compromessi, battute d'arresto e rimedi momentanei, durante il percorso.


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L'esuberante Asakusa dimostra costantemente questa cosa, dato che la sua passione per il design meccanico supera di gran lunga la sua attenzione per la consistenza narrativa e per la struttura drammatica. In questo modo, lei mostra la vera filosofia dei primordi della narrazione: non essere legati alle convenzioni logiche e permettere alla tua passione di portarti in posti sconosciuti. Quando deve decidere tra le immagini fantasiose che desidera e tra le meccaniche pratiche del viaggio spaziale, lei opta per la fantasia, dopo tutto è una sua storia e può sempre trovare qualche spiegazione.



Dal punto di vista degli spettatori, può essere facile pensare che i mondi fantasy vissuti siano luoghi reali, posti con regole logiche e fondamentali a cui bisogna obbedire. Questa sensazione è di suo il risultato di una magistrale costruzione del mondo, ma dal punto di vista dell'artista la logica dietro questi mondi è come una città costruita da facciate dall'aspetto stabile, ma tenute su da impalcature e telai. La cosa importante è l'esperienza del pubblico, che la storia risulti plausibile e che penetri nell'osservatore. E creare tutto questo effetto viene da qualcosa di più di una semplice costruzione dell'ambientazione.


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Asakusa incarna questa filosofia nella sua descrizione della prua di un'astronave. Malgrado la prua di una nave spaziale non debba spezzare le onde, questa forma aiuta a farla percepire come una nave. Ciò che l'osservatore recepisce è la chiave e, una volta che un design accattivante è stabilito, è sin troppo facile tornare all'inizio e dire "oh è qui che va il radar". Come pubblico, abbiamo la tendenza di vedere le cose per noi convincenti e desumere che siano state concepite in maniera logica. I narratori devono capire che quello che gli osservatori percepiscono come "logico" o "naturale" è di fatto il risultato di milioni di nozioni assimilate riguardo come le cose funzionino o vengano sentite e manipolare queste convinzioni per fini drammatici.


Il contrasto tra Asakusa e Mizusaki illustra accuratamente anche la complessità astistica  della narrazione, specificatamente degli anime. Malgrado siano entrambe appassionate di anime le loro finti d'ispirazione sono davvero diverse. Dalla parte di Asakusa, tutto riguarda il concept design e il worldbuilding luoghi incredibili e stupefacenti macchinari, invenzioni che favoriscono la sua passione per i dettagli minuziosi. Dalla parte di Mizusaki tutto riguarda i movimenti dei personaggi e i movimenti in generale, ma più nello specifico nelle sfumature che rendono vivi i personaggi, espedienti molto presenti nel genere slice of life.

 

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Nessuna delle passioni è più utile delle altre, ma quando si sommano vengono riflesse naturalmente entrambe nel lavoro. Come ho detto, nessun lavoro creativo è frutto di una singola e perfetta idea, ma una somma di molte sotto idee disarmoniche e quando un lavoro è una collaborazione, ogni distinta passione dei vari creatori emerge nel prodotto finito.


Naturalmente, la produzione degli anime non vive in un imprevedibile dimensione a parte, ma l'industria degli anime e le parti più materiali dell'ambiente, sono esplorati nella serie grazie alle proteste di Kanamori. Ma il contributo di Kanmori dovrà attendere la prossima settimana, quando mi sarà possibile terminare il discorso. Per ora spero abbiate gradito il processo creativo insieme a Eizouken e sentitevi liberi di farci sapere i vostri momenti preferiti della serie, nei commenti!


 

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Notizia di Nick Creamer

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