Reportage dalla mostra anni '80 a Milano

Aperta fino al 1° ottobre 2017

Vi abbiamo già parlato della mostra omaggio che si tiene in questo periodo al Museo del Fumetto di viale Campania a Milano, ma oggi vogliamo raccontarvi della nostra visita in compagnia dell'organizzazione che ci ha gentilmente ospitati e ci ha concesso di riprendere e fotografare alcuni oggetti esposti.

 

La mostra è suddivisa in anni, ognuno dei quali è riassunto in modo breve ma esauriente: di goni annata sono esposti i fatti salienti dal punto di vista sociale e politico, oltre che artistico.

 

Già nella prima stanza troviamo due grandi fenomeni del decennio: la nascita dei videogiochi e delle console domestiche e la moda giovanile nata a Milano, ma esportata in tutto il mondo, dei paninari.

 

Di fianco a un coin-op originale (e funzionante!!!) dell'epoca sono esposte tutte le console e i viodegiochi portatili che nacquero proprio allora: dal Nintendo 8bit al Sega Master System, agli scacciapensieri (o si chiamavano schiacciapensieri? Chi vi scrive non ha mai saputo quale fosse il nome giusto :D), fino addirittura ai giochi da tavolo di Pac Man e Donkey Kong... ebbene sì: c'erano pure quelli!

 

Proprio dietro a questi pionieri dell'invasione tecnologica, un manichino indossa l'abbigliamento tipico del paninaro, (rigorosamente originale!) a fianco delle pubblicazioni a tema: dal diario scolastico, alla rivista vera e propria, tutto dedicato a "quelli del panino".

 

L'area più grande è dedicata a un altro fenomeno nato in quegli anni e che ci tocca più da vicino: l'invasione delle reti televisive italiane dei "cartoni animati giapponesi" e i "robottoni".

Di fianco alla serie televisive americane più note e al cartoon americano più famoso dell'epoca, i Masters of the Universe (nati come giocattoli e in seguito diventati una cartone aniamto di culto), vi sono infatti rodovetri originali, album di figurine e 45 giri delle serie anime che per prime sbarcarono nel Bel Paese: da Goldrake a Remì, a Lupin fino a Holly e Benji; il tutto suddiviso per fascia di pubblico.

La mostra non manca di riportare tutta la polemica nata alla trasmissione di Goldrake su Rai 2, con ritagli di giornale e articoli dei più noti intellettuali, chi a favore chi decisamente contro questo tipo di prodotto televisivo. A tutto si affianca una lettura meno nostalgica e più ironica nella forma del decalogo dello sportivo e del pilota di super robot.

 

In tutto questo immenso mare di anime, vale la pena soffermarsi su due titoli in particolare.

Il primo è Kiss me Licia, serie che ebbe scarso riscontro in patria e venne invece adorata in Italia, tanto che l'allora responsabile del palinsesto per bambini di Italia 1 si recò in Giappone allo scopo di far produrre un seguito. Ciò non avvenne e furono realizzati invece alcuni telefilm, rigorosamente Made in Italy, con l'amatissima Cristina d'Avena.

 

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Il secondo è Le Avventure di Sherlock Holmes. Questa serie non è forse tra le più ricordate dai bambini di allora, ma è importante sottolineare che a realizzarla sia stato Hayao Miyazaki in persona, allora ancora a inizio carriera, su commissione della nostra RAI. Al giorno d'oggi è difficile pensare che un regista di tale fama e importanza possa aver lavorato per la televisione italiana.

 

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Il fenomeno Giappone influenza anche la produzione fuemttistica nostrana: da una parte proliferano i primi manga, riveduti e corretti o addirittura ridisegnati, dall'altra nascono opere originali di autori italiani, ma di ispirazione nipponica. Il più importante tra queste è Big Robot di Alberico Motta, recentemente ripubblicato e al quale il Museo ha dedicato una conferenza speciale.

 

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Dopo il tributo al Giappone, non poteva mancare quello al cinema occidentale: La Disney non è nel suo periodo migliore e alcuni suoi animatori si mettono in proprio. Il risultato è il primo film di Don Bluth Brisby e il Segreto di Nimh, di cui è in mostra l'affisso originale. Sempre negli anni '80 escono tre icone del cinema mondiale: ET, Ritorno al Futuro e Ghostbusters e i visitatori potranno ammirarne le locandine e i giocattoli.

 

 

La mostra copre anche la produzione italiana con la nascita di Dylan Dog e quella americana con la pubblicazione del fumetto Maus di  Art Spiegelman e Il Cavaliere Oscuro di Frank Miller. Ogni singolo oggetto esposto è originale e proviene da collezioni private e ci sarebbe qualcosa da dire su ogni singolo pupazzetto o rivista. Ma per questo vi consigliamo vivamente di visitare la mostra di persona.

 

L'orario di apertura è da martedì a venerdì ore 15:00-19:00 e sabato e domenica ore 15:00-20:00. Il lunedì è chiuso
Il museo e la mostra rimarranno chiusi ad agosto. L'ingresso al Museo e alla biblioteca è gratuito, mentre la mostra Ottanta Nostalgia costa 5 euro per il biglietto interoe 3 euro il ridotto. Ulteriori dettagli sul sito ufficiale del museo.

 

Si ringraziano il Museo del Fumetto e gli organizzatori della mostra per la visita guidata e per averci permesso di girare il video.

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