Elena Vitagliano: essere italiani e fare manga

Da Napoli a Tokyo con furore

A Napoli Comicon ho avuto modo di partecipare a un incontro con Elena Vitagliano, una disegnatrice di Napoli che è riuscita a vincere l'ambìto primo premio del concorso Silent Manga. Si è presentata come una persona giocosa e aperta, ma ha palesato anche una grande consapevolezza tecnica corredata da un incredibile risolutezza.

 

 

Il Silent Manga Audition è un concorso giapponese di disegno a cui gli artisti di tutto il mondo possono partecipare con una storia breve priva di parole. Questo elemento spezza i vincoli delle barriere linguistiche permettendo, così, una gara equa a prescindere dalla nazionalità degli artisti. Quello che conta è che lo stile di disegno, ma soprattutto la narrazione, sia identificabile con quello dei manga. A ogni edizione il tema è diverso e tutti i partecipanti devono attenersi a questo punto comune, ma ognuno deve farlo in maniera personale e originale.

 

"Molti avrebbero voluto fare i fumettisti, ma sono stati dissuasi", così ha esordito Elena parlando di quanto sia difficile approcciarsi a questo mestiere in Italia. Come detto è stata la prima europea ad aver ottenuto il primo posto nel concorso silent manga, ma già prima di quello aveva ottenuto il quarto, alcune edizioni prima. Non si è accontentata di quel già importante risultato, perchè sapeva di potercela fare, si è impegnata non lasciando nulla al caso. Lei spera che risultati come il suo possano convincere gli editori italiani a dare un minimo di fiducia a questo genere dato che, al momento, la situazione non è positiva. Ha raccontato di aver proposto una sua opera, sei mesi circa prima del premio, a una casa editrice italiana e di aver avuto come risposta uno sbrigativo "Il suo lavoro non è maturo". Quando, dopo pochi mesi, ha vinto l'ambìto premio ha scritto di nuovo a detta casa editrice (di cui comunque non è stato fatto il nome) per far notare la cosa e la risposta è stata: "Complimenti".

Se più persone non si lasceranno dissuadere e intraprenderanno questo mestiere e se più persone otterranno risultati in questo campo, secondo lei, anche l'editoria nostrana sarà costretta a prendere atto della necessità di adeguamento del mercato.

Elena ha parlato successivamente delle espressioni e delle micro espressioni, elemento a lei molto caro per la caratterizzazione dei personaggi. Amando molto questo lato non si basa solo sull'istinto, al contrario studia parecchio il funzionamento delle espressioni, sia esteticamente che il linguaggio che contengono. D'altronde è tutta la muscolatura che le interessa particolarmente, non solo i muscoli facciali, e cerca sempre più di comprendere come l'anatomia muti a seconda della posizione e del movimento. Personalmente, vedendo le sue tavole sportive, avevo notato questa passione. L'attenzione alle proporzioni e ai volumi muscolari plausibili mi ha fatto immediatamente pensare a un suo studio artistico in questo senso. Alla mia domanda ha risposto che, in effetti, studia parecchio l'anatomia sui manuali. Ha detto che spesso fa anche fotografie ai suoi amici per studiare pose e contrazioni che sarebbero difficilmente ritraibili senza un modello. Insomma io trovo che sia riuscita a fondere la meticolosità europea della rappresentazione realistica del corpo allo stile manga senza snaturare nessuna delle due visioni artistiche, ma creando, al contrario, un'interessante sinergia. Ha detto, per concludere l'argomento, che l'anatomia è importantissima, ma che il manga la aiuta a sintetizzare le linee. Malgrado graficamente si trovi a cavallo tra i due mondi, usando parole sue, per la narrazione e la disposizione delle tavole utilizza in tutto e per tutto lo stile dei manga.

Altro argomento a lei molto caro sono gli scenari. Anche in questo caso non si accontenta di qualcosa di sensato, ma vuole qualcosa che possa sembrare vero. Quando ha disegnato la sua storia sportiva sulla corsa l'ha ambientata non in uno stadio immaginario, ma allo Stadio Olimpico di Londra. Attualmente sta lavorando a una storia ambientata a Napoli ed è innegabilmente galvanizzata da questa opportunità di raccontare una storia all'interno di uno scenario da lei conosciuto e vissuto. Ha detto di volere immettere anche scene di vita comune tipiche di quel contesto culturale e io, francamente, sono davvero curioso di poter apprezzare questa opera.  Parlare di Napoli le ha fatto pensare anche al fatto che essere nata e cresciuta in questa città, anche se ora per ragioni di lavoro si trova a Londra, l' ha aiutata molto. "Essere napoletani", ha detto "significa sapersi arrangiare e questo aiuta nel mestiere del fumettista".

 

 

Ha poi parlato dell'importanza del passaggio da sogno a obiettivo. Questo passaggio, ha detto, rende necessario focalizzarsi e pensare alla storia e alla sceneggiatura, non solo ai disegni, ma soprattutto darsi scadenze. Bisogna focalizzarsi su storie brevi, complete e con scadenze se si vuole davvero giungere a un risultato, non esiste "Prima o poi".

Ha raccontato, poi, l'importanza che per lei riveste il finale. Ha detto di prodigarsi molto affinchè la fine di una storia, se non direttamente a lieto fine, regali qualcosa al lettore.

Da tutti questi frammenti della sua visione artistica non è difficile intuire che l'illustrazione non sia nelle sue corde. Questa artista ama raccontare più di quanto non ami il disegno fine a se stesso e lo si evince da ogni più piccolo particolare dei suoi disegni e da ogni parola pronunciata durante questo incontro. Ha infatti confidato che si troverà a lavorare, in futuro, a un progetto in cui ricoprirà il ruolo di sceneggiatrice e non di disegnatrice.

Altra sua passione è cercare di immaginare come le persone vere sarebbero se fossero personaggi di un manga. Da questa sua curiosità è nato il suo lavoro di "ritrattista manga".

Se ve lo steste chiedendo, i generi che più ama trattare sono le commedie romantiche, anche scolastiche, o il genere sportivo.

 

Dopo questo incontro, il giorno successivo, ho avuto modo di parlare con lei di nuovo ed è stata una persona squisita. Mi ha chiamato facendomi posizionare dietro il suo stand, stava disegnando ritratti. Pare banale, ma questa ragazza si diverte un mondo a disegnare. Non ho percepito quella vaga paranoia che talvolta si può notare in chi lavora, anche in qualcosa di adorato. È una persona che ascolta, davvero, le rischieste dei clienti e che cerca in ogni modo di eseguire un lavoro apprezzato. A un certo punto un ragazzo le ha fatto una richiesta inusuale e lei ha fatto di tutto per renderlo contento e per farlo andare via con il sorriso sulle labbra. Da dietro lo stand ho notato che uno dei supporti era disegnato e c'era l'abbozzo di una composizione classica di angeli. Le ho domandato cosa fosse è lei ha risposto che è un esercizio di stile. Posso dire, quantomeno da ciò che io ho percepito, che questa artista ami più di ogni altra cosa la condivisione, più del compenso e della gloria personale.

 

Vi saluto e spero che abbiate trovato interessante questo articolo e, se vi va, leggete il lavoro dell'artista di cui abbiamo parlato.

 

Notizia di Calehb

 

Altre notizie importanti

0 Commenti
Puoi essere il primo a commentare!
Ordina per: